martedì, gennaio 13, 2009

Cuba effect


Questo articolo
è interessante perché punta ad un punto nodale di come si è pensato lo sviluppo non solo del settore automobilistico, ma anche dei vari prodotti:

The chief problem, as demonstrated by Toyota’s decision to suspend plants for two extended periods, is that the successful end of the Japanese auto industry is primed for perfection: the plants were designed and built not only on the assumption that US new car sales would be forever robust, but that any slack in “old world” markets would be picked up in the emerging markets of Brazil, India, China and Russia.


La domanda poteva solo crescere, anche i mercati saturi, tramite il ciclo di sostituzione, mentre il rimanente della capacità sarebbe assorbita dai mercati emergenti.


At the back of corporate minds, as various Japanese boardrooms voted to expand capacity in the good times, was the rough sense that people would hold on to their new cars for about three years. The second hand market would always be there, of course, but the basic theory was that the world had moved into a phase where, like its home computers, mobile phones, clothes and furniture, buying new cars was a normal part of the scene.


Ecco che beni durevoli quali automobili, diventano assimilabili a degli oggetti di moda in cui dopo qualche anno bisogna prevedere il nuovo modello. Non a caso modelli come la nuova Mini o la nuova 500 puntano espressamente a qualificarsi come beni di moda e perciò premium.

Tuttavia visto l'alto valore residuo di una "vecchia" automobile perché non fare come i cubani, cioè

To the die-hard nostalgic, the 60,000-odd vintage American Cadillacs and Chevrolets still pounding the roads of Havana are a triumph of ingenuity and defiance – for decades the 1950s era cars have been repeatedly patched-up and kept on the roads despite the US embargo on imported parts.


Perché il vero problema poi diventa:

What worries Japan is the idea that, in horribly straitened times, the rest of the world – especially emerging markets – may develop a similar skill and taste for making endless repairs to their cars.


Questo andrebbe in conflitto con l'idea del mondo in continua espansione con mercati che vengono guidati dall'offerta e non dalla domanda.

Questo deve preoccupare? Si e no.

Si, perché mette in crisi la filosofia guida che ha guidato i piani strategici delle aziende negli ultimi anni.

No, perché segnala anche la possibilità di un nuovo sviluppo: seguire l'esempio dell'industria dei computer:

* creare un mercato per la riparazione e per i pezzi di ricambio che permettono di fare un upgrade delle automobili, un'industra automobilistica può anche guadagnare dalla produzione di pezzi per estendere la vita utile,

*creare un mercato per i servizi;

*l'innovazione, un'automobile di 5 anni fa non differisce per modifiche sostanziali da una più moderna, anzi...i consumi sono diminuiti soprattutto a causa di più componenti di plastica rispetto a quelli di metallo, evoluzioni come macchine realmente ibride o con basso impatto ambientale sono ancora da venire.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Il mercato dei ricambi è indubbiamente remunerativo e questo le aziende lo sanno molto bene. Ciononostante è fondamentale consolidare o incrementare la propria quota di mercato: se così non si facesse si sarebbe artefici del proprio declino. Ritengo sia questo il motivo per cui, soprattutto per alcuni beni, vi è questa lotta esasperata per riuscire ad assicurarsi nuovi clienti e a tenersi i vecchi.
Complimenti per il blog. Ciao, Rik.

laVostraProf ha detto...

Le motivazioni "non preoccupatevi" mi sembrano anche positive, ma forse è solo la visione di una non-addetta ai lavori.
Perché allo stesso tempo sono preoccupata della possibilità di trasformare anche beni durevoli in beni di consumo da sostituire ogni tanto.

Se posso fare un esempio riduttivo, mi dà molto fastidio dover buttare una stampante nuova solo perché si è ostruito un pippiolino dell'inchiostro; figurati pensare nella stessa prospettiva a delle automobili. Sì, preferisco il riciclo.
Ma, in entrambi i casi, perché mi sembrano sempre soluzioni di lusso?