Prove Tecniche di Trasmissione

Humanum sum, nihil humanum a me alienum puto.

domenica, novembre 15, 2009

It don't mean a thing

Oggi mi è ricapitata in mano una raccolta di Duke Ellington, che avevo comprato durante i miei anni da studente universitario, studiando spesso la sera cercavo della musica che mi rilassasse. Una sera mi metto ad ascoltarlo insieme ad un mio coinquilino musicista, lui suonava il basso in una band metal, ma da musicista era attirato da tutto ciò che suonava bene. Mentre l'ascoltavamo fantasticando di anni '20 e club fumosi che facevano da sfondo ad improbabili thriller mi giro e vedo il terzo coinquilino fermo sulla soglia della porta. Probabilmente era venuto da noi a chiederci qualcosa e poi si era fermato ad ascoltare la musica del Duca, immergendosi nei pensieri che quella musica ti liberano.



Duke Ellington - It don't mean a thing (1943)

martedì, novembre 10, 2009

Miserabili

Ieri sera su La7 Marco Paolini ha tenuto uno spettacolo per ricordare la caduta del famoso muro di Berlino.
Tanti i temi toccati, alcune cose su cui esser d'accordo altre meno, ma di certo ricco di spunti di riflessione.
Questo post nasce infatti da uno dei spunti di riflessione.

Ad un certo punto parlando del fatto che gli era stato clonato il bancomat da una banda di rumeni, afferma (cito a memoria): "li hanno un sacco di ITIS, da noi invece i giovani si iscrivono ai DAMS per poi poter andare da Maria De Filippi".

Ripensando alla mia storia lavorativa non posso che concordare con questa affermazione, la cultura scientifica e del fare è delegata come fosse una cosa scontata e banale. Questo in Italia, perché da altre parti è tenuta in gran conto.
Quando sono partiti i tagli nella mia azienda il vicepresidente americano ha tenuto un incontro singolarmente con i vari tecnici rassicurandoci, cosa non fatta con nessuno degli altri reparti, commerciale ed amministrativo.
Sapeva che l'azienda senza il personale tecnico con esperienza sarebbe diventata solo una filiale commerciale.

Una nazione che perde la conoscenza tecnica è destinata a diventare solo un grosso centro commerciale, dove si vende oggetti prodotti da altri paesi e dove i vari ballerini di Maria De Filippi potranno allietare lo spettacolo dei turisti che verranno a comprare nel grande centro commerciale Italia.

venerdì, novembre 06, 2009

Correre incontro al sole

In cerca di un’altra possibilità
Per essere un’altra persona
In cerca di un altro luogo
Per correre incontro al sole


Correre incontro al sole
correre incontro al sole
correre incontro al sole
correre incontro al sole
dove...

... ogni cosa sembra essere bella
Ma se sei stanco e stufo della città
Ricorda che è solo un altro fiore
Fatto d’argilla

Oh oh oh, la città ....

... dove ogni cosa sembra sporca
Ma se sei stanco e pieno d’autocommiserazione
Ricorda che sei solo una persona
In più che è lì

E' difficile vivere nella città
è difficile vivere nella citta

domenica, novembre 01, 2009

Istantanea lavorativa

Venerdì 30: si sommano la chiusura della settimana con quella del mese.
Sono le 17.28, la giornata lavorativa si chiude alle 17.30

I commerciali non ci sono o in giro per appuntamenti con ditte vicino a casa o direttamente da casa via telelavoro.
Le segretarie del backoffice sono vestite con il badge in mano pronte a timbrare il cartellino e fuggire verso il weekend.

Noi tecnici invece abbiamo ancora il pc acceso, che continuiamo a lavorare quei 5, 10 minuti oltre il normale orario lavorativo.

Ci dovrebbe essere un morale in questo? Boh..

Forse fare un lavoro, anche manuale, ti rende più orgoglioso del tuo lavoro? Può darsi..
Forse siamo pagati di più? Non credo.
Forse siamo più disorganizzati e non smettiamo in tempo?

Non ho ancora trovato una risposta soddisfacente e forse non la troverò mai.

lunedì, ottobre 26, 2009

10 anni

10 anni sono passati.

10 anni in cui è successo un po' di tutto, mi sono laureato, ho iniziato a lavorare e mi sono trasferito nella tua città.

Mi ricordo ancora di come ne parlavi, tutto fiero. La città che da a tutti una possibilità.

Questa domenica sono stato alla galleria, mentre vedevo la fila di giapponesi che faceva il giro sugli attributi del toro e si faceva riprendere, ripensavo alle spiegazioni che mi avevi dato sui quattro simboli.

Guardali sono i simboli delle quattro capitali d'Italia, Torino, Firenze, Roma e la capitale economica. Indicavi con un sorriso il fatto che il simbolo di Milano era più grande, quasi a compensarla di non esser stata mai proclamata ufficialmente.

Prendendo il Corriere mi raccontavi di come avessi imparato a leggere sui fondi di Montanelli a 30 anni, perché avevi dovuto abbandonare la scuola per mantenere la famiglia. Ci tenevi che studiassimo, perché avevi provato cosa significava esser analfabeti.

10 anni sono passati.

martedì, ottobre 20, 2009

L'insostenibile leggerezza del posto fisso

Il tormentone del posto fisso è ricominciato ad affacciarsi nei discorsi di molti, grazie al  ministro dell'economia, che ha riscoperto le sue radici socialiste. 


Quando ero studente, sin dai tempi del liceo il mantra "i nostri/vostri figli dovranno abituarsi a cambiare più posti di lavoro durante la loro vita" era predominante.

Anche perché sanciva l'inizio della trasformazione dell'Italia da società industriale/manifatturiera a società di servizi.

Le grandi aziende che ti assumevano per farti crescere, man mano di ruolo stavano scomparendo per lasciar spazio ad aziende più piccole, con meno posti interessanti e con maggior bisogno di know how personale.


La flessibilità dunque nasce sia  dal fatto che una persona qualificata non ha molte possibilità di crescere, a causa della dimensione dell'azienda, sia dal fatto che aziende più piccole hanno meno possibilità di sopportare una persona che ruba lo stipendio.


Non a caso nei momenti di crisi le aziende multinazionali approfittano del momento per fare un repulisti interno.


Tuttavia da un ministro io non mi aspetto un elogio dei bei vecchi tempi che furono, per quello andavo dal mio barbiere.

Da una persona che ha il potere e che influente sul governo e sul parlamento, mi aspetterei un piano programmatico per modificare lo stato sociale, imperniato sul posto fisso, in uno che tenti di adattarsi alla flessibilità del mondo moderno. Nei paesi del nord ha prevalso un modello chiamato flex-security, in cui si da la possibilità ad una persona di poter godere di alcuni diritti anche con un lavoro precario, penso ad un'indennità di disoccupazione insieme a dei corsi di riqualificamento.

Penso alla possibilità di scalare alcune spese se si è perso il lavoro per una ristrutturazione aziendale.


Eppure questo non sembra sfiorare la mente di chi deve decidere, è evidente che sono troppo vecchi ed ancorati al vecchio modo di pensare; un esempio del quale è l'atteggiamento dei sindacati invece di lanciare una sfida al governo per dare anche a chi ha un lavoro flessibile la sicurezza di fare un piano di vita, pensano ad modificare con un colpo di decreto tutti i lavori in posti fissi.


Come se la crisi globale fosse possibile bloccarla con un decreto legge.

A questo punto perché non bloccare la forza di gravità sempre con lo stesso decreto?

lunedì, ottobre 19, 2009

Un giorno in più..

Mio fratello si alza tentando di far meno rumore possibile, lo aspetta una nuova giornata di lavoro.

Io invece me ne resto a poltrire a letto, assecondando i voleri della responsabile del personale mi sono preso un giorno di ferie, senza però essermi programmato qualche attività.
La giornata mia accoglie con un pallido sole, che condivide con me la strada che calpesto.
Passo a salutare il mare, il mio vecchio amico, la cui mancanza è una delle ragioni per cui non sento Milano casa mia. Si fanno le 10, decido di prendermi un caffè; entro in un bar e la folla che incontro mi fa riflettere sulla diversità fra la vita di provincia e quella di città, con i diversi ritmi.
Esco, per godermi ancora qualche raggio di sole, prima di tornare in terra straniera.