Prove Tecniche di Trasmissione

Humanum sum, nihil humanum a me alienum puto.

venerdì, luglio 03, 2009

8 donne ed un delitto



Dopo un monologo pessimo, quale migliore contrappasso di uno spettacolo corale.

Lo spettacolo si basa su un classico: un omicidio e delle persone racchiuse all'interno di uno spazio chiuso con l'assassino che mi mescola fra loro.
Ovviamente le 8 donne sono legate alla persona morta sono le figlie, la moglie, la sorella, l'amante, ecc, ecc.
Si dipanano i legami ed i segreti in una serie di sketch ora divertenti, ora tragici con intermezzi da musical.

Divertente, decisamente divertente

giovedì, luglio 02, 2009

Pet Cematary

Immaginate che ad un certo punto mentre lavorate scoppi improvvisamente un temporale simil tropicale.
Giustamente lavorando che ci sia il caldo od il freddo poco importa.

Solo che immaginate un fulmine che provochi un guasto sul server.
Beh... le cose si complicano, decisamente si complicano.

Aggiungete che dopo un po' scoprite che il fulmine ha danneggiato anche il motore del cancello elettrico.
Le cose si complicano ancora, visto che sbloccato a mano sotto il temporale simil tropicale.
Temporale che smette cinque minuti dopo che il cancello è stato aperto.

Se un collega a questo punto sbotta: "...ma l'azienda è sorta sopra un cimitero indiano?", io non posso che essere d'accordo con lui.


PS Il titolo è una citazione per quelli che non capiscono la battuta

lunedì, giugno 29, 2009

Discutere sul merito

Oggi sono riuscito ad ascoltare la prima trasmissione di Oscar Giannino su Radio24.
Con se ha voluto alcuni professori di NoisefromAmerika.
La discussione verteva soprattutto sul libero mercato, sul perché in Italia non si riuscisse a ragionare sul merito.
Io temo che non sia stato trattato un tema centrale il merito prevede che chi non ha le capacità lasci il posto a chi ha le capacità.
Basta pensare a come siamo organizzati per capire che è questo che non riusciamo ad accettare: la sconfitta.

In tutti i campi è raro che una persona sconfitta si ritiri per lasciare il posto a qualcuno più capace, al massimo si lascia il posto ad un proprio delfino che ha legami di qualche genere con chi gli lascia il posto.

sabato, giugno 27, 2009

One year later

Per i tre mesi passati la scorsa estate in UK, invece di un bonus in denaro ho ricevuto invece qualcosa di più tangibile, lo potete vedere nell'immagine sotto.





Oggi a pranzo è stato inaugurato con enorme soddisfazione del mio stomaco.

giovedì, giugno 25, 2009

La numero 13

Decisamente un brutto spettacolo.
Tenere un monologo è sempre una cosa difficile per un attore/trice, deve continuamente sollecitare lo spettatore con variazioni di ritmo, timbro in modo da conquistare la sua attenzione, questo senza spalle che possano aiutarti.


In questo spettacolo, mancavano completamente le variazioni di ritmo e di timbro, molti spettatori si sono addormentati e un paio sono fuggiti!!
In breve dovrebbe essere la dicotomia fra l'essere madre e l'essere artista, ognuno con gioie e dolori. Dolori per la morte della nipote, che in quello che dovrebbe essere un crescendo si scopre che in realtà non è la nipote, ma la figlia.
Il crescendo non c'è perché tra la scoperta del fatto che non esiste la sorella gemella alla comprensione del fatto che è la figlia ad essere morta passa ben 15 minuti di lentezza, quando dovrebbe essere una galoppata sia per lo spettatore che per l'attrice.

Una luce livida la colpisce in viso, prima che si impossessi della scena misurandola a passi veloci, ridendo in modo follemente furbesco, imbrattando il muro spoglio di giallo, cullando la latta di vernice come fosse la sua bambina perduta. Cristina Crippa è lì, nello spazio scarno e vuoto, a dar voce e gesti con tutta l’energia che le è propria alla protagonista di La numero 13. (...) Impresa non facile perché il monologo di Pia Fontana è carico di temi dolorosi e delicati, e si addentra senza rete in una impervia analisi della psiche. (...). La regia di Elio De Capitani attraverso la gestualità espressionista e il vagare fintamente deciso – ma in realtà spaesato – del personaggio ne sottolinea l’intima fragilità, che culmina nella dolorosa confessione finale. E la Crippa, attrice generosa, è brava (...).

Simona Spaventa, la Repubblica


Questa dovrebbe essere una recensione seria? La psicanalisi dovrebbe esser quella di una madre che ha soffocato la figlia di torte, invece di lasciarla dipingere di giallo?
Mah...


Aspetto il commento di Annibale, che spero pubblicherà l'altra recensione farlocca su questo spettacolo.
Consiglio evitare di andarci

martedì, giugno 23, 2009

Love Story

Faccio outing è confesso di aver letto questo libro ed in parte commosso per la storia.
Leggere però anni dopo che il protagonista del film sta vivendo la stessa situazione

The actor Ryan O’Neal is to marry Farrah Fawcett, who is dying of rectal cancer.

The star of Love Story told ABC News that his long-time partner had agreed to marry him as she fights the losing battle. The actress, best known for her role in Charlie’s Angels, has abandoned treatment for the cancer which has spread through her body.
(...)
“It’s a love story. I just don’t know how to play this one. I won’t know this world without her,” he said. “Cancer is an insidious enemy.

fonte Times

mi fa sentire ancora la tristezza di quelle pagine.

venerdì, giugno 19, 2009

Rosencranz e Guilderstein sono morti

Confesso che un paio di ore prima di vedere lo spettacolo volevo morire anch'io, visto che ero preso prigioniero della Tangenziale Est e non sapevo se sarei riuscito ad arrivare in orario.
La piece teatrale ha una sceneggiatura illustre, che ha dato origine anche ad un film vincitore del Leone d'oro a Venezia, fra mille critiche.
Il film, si disse, che fu premiato proprio per la sceneggiatura dal presidente dell'epoca.
Non ho mai visto quel film, ma ugualmente sono andato a vedere l'opera.

Quest'opera in due atti, con un breve intervallo in mezzo, tratta del dramma di Amleto dal punto di vista dei suoi amici Rosencranz e Guilderstein, che travolti dalla lotta del principe di Danimarca contro sua madre e lo zio moriranno.
Due cappi ad inizio scena ricordano a tutti il destino finale dei due protagonisti.
A dividere con loro la scena la figura del capocomico, che metterà in scena la rappresentazione "modificata" dagli scritti di Amleto.
Figura surreale, che passa dalla farsa alla retorica, dalla filosofia della morte a scherzi leggeri.

Uno dei più bei spettacoli visti finora, quindi il consiglio di andarlo a vedere è ovvio.

Edit: Ringraziamo Annibale e i suoi elefanti per il lavoro di editing