martedì, dicembre 01, 2009

Riassumendo

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai(....)


Questo è uno stralcio della famosa lettera di Celli a Repubblica per spiegare a suo figlio e agli italiani la situazione italiana.
Secondo me poteva esser riassunta benissimo così:
"Figlio mio, in questo paese c'è un solo posto di potere occupato da chi se lo merita davvero. Ma è il mio, e io non schiodo, quindi levati dai coglioni ed emigra".

Il riassunto è di Miic.

PS Quando parlava di manager che non pagano mai per i fallimenti, magari era una nota autobiografica e si riferiva alla sua esperienza in IPSE e a tutte le persone che aveva licenziato.

PPS Ma fa un analogo discorso a tutti quelli che si iscrivono all'università di cui lui è il direttore generale?

Edit: Il famigerato Celli si è poi fatto intervistare su FocusEconomia su Radio24 (e probabilmente da qualche altro programma tv, ma essendo un luddista non guardo la televisione). Solite cose: era una provocazione, la Luiss che è una buona e brava università fra un programma apposito per evitare che la gente espatri. Ovviamente non una parola sui suoi fallimenti come manager o sui suoi collegamenti a politici italiani.
Le solite cose appunto

5 commenti:

Passero ha detto...

Figlio mio, tu l'università non te la sei pagata lavorando, tu non hai dovuto farti strada da solo per entrare in certi ambienti, figlio mio il viaggio per andare all'estero te lo pagano mamma e papà perché ti sei laureato, figlio mio magari tuo papà fa pure una telefonata all'estero per sapere dove c'è posto, perché così ci sentiamo più sicuri.
Figlio mio, tu magari ti sei sempre stato zitto e non ti sei fatto una manifestazione o non hai mai espresso il tuo pensiero perché tanto sapevi che se te ne volevi andare potevi farlo e perché tanto in pochi t'avrebbero contradetto, tanto sei il figlio del rettore della Luiss.

Anonimo ha detto...

Jakala...sei un grande! Rik

cortesconta ha detto...

Ma proprio vero!
Prima si distrugge, e poi si dice al figlio: scappa che ho fatto crollare tutto ma ho già comprato per te il biglietto aereo.
Gli altri... eh, gli altri, poverini, rimarranno sepolti dalle macerie.

Jakala ha detto...

Aggiungo solo che sta iniziando a trapelare che quella lettera doveva esser il lancio del nuovo libro di Celli. Solo che penso non avessero calcolato i tempi, aspettatevi perciò fra qualche mese la comparsa di un suo libro, scritto per analizzare la voglia di cambiamento dell'Italia.

Anonimo ha detto...

Riassumento, quello che dice Celli, è che in italia è tutta una mafia. Il merito non centra e se si vuol fare carriere bisogna essere nella cordata vincente.
Un opinione condivisibile, niente da ridire. Quello che mi lascia perplesso è che un discorso del genere me lo faccia uno che chiaramente appartiene a questo gruppo vincente.
E' come se appartenente al gruppo dei corleonesi si svegliasse la mattina e mi dicesse che in Sicilia esiste la mafia. Che cosa dovrei pensare, di avere di fronte un pentito, un collaboratore di giustizia, qualcuno che è stato travolto dal rimoro?
No. Il pensiero che mi attraversa la testa è invece questo: figlio mio, io sono stato un privilegiato, uno che ha saputo approfittare degli amici potenti e delle lobby di potere... Ma purtroppo, come talvolta accade, i tempi stanno cambiando, e il nostro gruppo una volta vincente, è destinato a diventare perdente a breve, e nè io, nè i miei amici ti posso garantire gli appoggi necessari per ottenere un brillante futuro. Lavora all'estero per qualche anno, la situazione qui si calmerà, intreccerò nuove e più potenti relazione, e quando tutto si sarà normalizzato, tu potrai rientrare in Italia e avere quello che ora ti sarebbe negato. Va', non sarà che un breve esilio.

Annibale