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lunedì, ottobre 25, 2010

Metalmeccanico? No, grazie

Interessante post di Phastidio sulla questione dell'intervista d Marchionne.

Mi permetto di riprenderlo per fare qualche osservazione
E Marchionne certamente sa che Fiat, dei grandi costruttori globali, è di fatto l’unico a non aver in programma il lancio di nuovi modelli o restyling importanti. Strategia deliberata, si dice, in attesa che la crisi finisca e per non bruciare munizioni. Sarà.
Avendo iniziato a lavorare in un'azienda che faceva componenti plastici per auto, posso dire con certezza che un nuovo modello si imposta con almeno un anno di tempo se non un anno e mezzo, quindi il vuoto sulla pipeline dei prodotti era già noto da tempo. Al contrario di Fiat la Chrysler sta uscendo con modelli nuovi, pianificati in epoca pre-Marchionne, e con quelli oltre ad un ritrovato interesse nel mercato dei SUV sta ripagando i suoi debiti.
Da quel che si può capire siccome al momento del lancio della 500 sul mercato americano la Fiat potrà salire di un ulteriore 5% sul capitale di Chrysler allora gli sforzi sono andati in quella direzione.

Ma per favore, caro Marchionne, non dica che lei è un metalmeccanico. Quanti altri suoi colleghi tute blu siedono nel board di UBS?

Aggiungo che Marchionne siede ancora nel board di SGS che è l'azienda più grossa nel settore della certificazione/qualità.

domenica, ottobre 24, 2010

Tentativi di ironia?

A volte leggendo le dichiarazioni di Marchionne, manager duro e sicuramente molto bravo, rimango di sale. Prendiamo ad esempio le dichiarazioni che ha rilasciato a che tempo che fa
«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia». È quanto ha detto l'ad del lingotto Sergio Marchionne ospite della trasmissione "Che tempo che fa", condotta da Fabio Fazio.
Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell'utile operativo previsto per il 2010 - ha concluso - arriva dall'Italia. Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre».

Ora basta guardare un po' di dati di vendita presi un po' a casaccio:

Nel caso non aveste voglia di guardarli, vi faccio un breve riassunto: la Fiat vende soprattutto in due mercati il Brasile e l'Italia.
Sul resto degli altri mercati fa fatica a rientrare nelle prime 10 marche vendute, che casualmente vedono in posizione di privilegio la marca di casa (nel caso del regno unito si può considerare come produttore locale l'opel/vauxhall).

Posso capire che le fabbriche italiane siano da ammodernare, ma non mi è chiaro il motivo per cui si vuole alienare l'opinione degli abitanti di uno dei suoi principali mercati di sbocco?
Che il piano a lungo termine di Fiato Autoveicoli sia di fondersi con la Chrysler e spostare il baricentro negli USA è chiaro anche ai sassi, ma risolvere il problema della sovraproduzione di auto in Europa tagliando posti di lavoro nel mercato principale rimane una mossa di marketing assurda, specie dopo che il progetto (e relativo spot) Fabbrica Italia ha cessato di esistere.

venerdì, settembre 17, 2010

L'addio di una dinastia

L'assemblea della Fiat ha dato il via libera a maggioranza alla scissione del gruppo in due distinte società: da una parte ci sarà Fiat con il core business dell'auto (Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid, Comau più la parte di Fiat Power Train che riguarda l'auto); dall'altra la nuova Fiat Industrial con CNH e Iveco (macchine agricole e industriali) più la parte di Power Train che si occupa dei veicoli industriali e marini. «È un'assemblea storica - ha dichiarato il presidente del Lingotto, John Elkann, chiudendo i lavori - voglio ringraziare tutte le persone che hanno lavorato perché tutto questo fosse possibile. Siamo molto orgogliosi di queste due realtà che sono forti e hanno ambizioni importanti».
fonte: CorrieredellaSera

Con queste brevi frasi si chiude la parabola dell'ultima dinastia regnante in Italia, dopo i Savoia, gli Agnelli.
E non è un caso che a chiuderla sia uno che porta un cognome diverso Elkann.

Gli eredi della dinastia hanno separato le loro fortune dall'azienda/conglomerato che adesso divisa in due potrà esser smembrata lentamente.
La Fiat Auto destinata alla fusione con Chrysler entrerà nell'orbita americana, già le ricerche sulle auto ecologiche è stato spostato oltreoceano.
Fiat Industrial invece è un conglomerato con diversi settori che possono fondersi con altre aziende (mi viene in mente Volvo per i trucks).
Con i ricavi delle vendite l'Exor, cassaforte degli eredi potrà dedicarsi alla finanza (Banca Leonardo, Vision Investiment, ecc), immobiliare (Cushman&Wakefield, Almacandar, ecc) e come holding di investimenti.

Tuttavia simbolicamente cade anche il legame fra Italia e Fiat, permettendo una diversa politica industriale italiana che non sia solo autocentrica.