Seduto a prendere il fresco, troppo caldo adesso per andare in spiaggia. Poca voglia di leggere, quindi aspetto e penso.
Solo che invece di profonde riflessioni sul senso della vita mi limito a problemi di basso livello, tipo perché le zanzare adorano pungermi sui malleoli in una zona che sono solo ossa e nervi.
Sto concludendo che sono semplicemente sadiche.
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domenica, giugno 26, 2011
sabato, giugno 18, 2011
Di vetri rotti e caramelle non mangiate
Anni fa il prof di filosofia domanda: "Nessun superstizioso qui?".
Cosa vuoi rispondere se un corale no, mica si può fare il superstizioso a chi ti apre la mente con Socrate e Platone.
La sua risposta secca è: "Ok, allora venerdì 17 interrogazione."
Qualcosa del genere mi è ritornato alla mente quando la voce al telefono mi chiede: "..se per lei va bene ingegnere ci vediamo venerdì per il colloquio."
Mi andava bene? In realtà no, ma se mi hanno chiamato dopo solo un giorno che avevo spedito il cv, forse era meglio farmi andar bene una data simile.
E così dopo diversi anni torno a fare colloqui, con la diretta concorrente della mia azienda, quella a cui rubiamo i clienti.
Guardo i loro poster, dentro la stanza posta accanto alla reception e guardo la ciottola delle caramelle chiedendomi se è il caso di mangiarne una oppure rischio di fare la figura del Fantozzi che mentre la mastico arriva la HR.
Nel dubbio mi astengo.
Arriva la HR, mi chiede scusa del ritardo, ma mi dice che il venerdì arrivano sempre problemi da risolvere.
E mi metto a riassumere le mie esperienze lavorative post laurea, cercando di vendermi bene.
Il vetro rotto è invece quello del mio parabrezza, che prima di fare il colloquio avevo portato a far vedere in una carrozzeria. Giusto per ricordare che un dazio alla sfortuna va pagato in certe date.
PS La caramella che non ho mangiato, l'ho portata via. Che faccio la mangio ora?
Cosa vuoi rispondere se un corale no, mica si può fare il superstizioso a chi ti apre la mente con Socrate e Platone.
La sua risposta secca è: "Ok, allora venerdì 17 interrogazione."
Qualcosa del genere mi è ritornato alla mente quando la voce al telefono mi chiede: "..se per lei va bene ingegnere ci vediamo venerdì per il colloquio."
Mi andava bene? In realtà no, ma se mi hanno chiamato dopo solo un giorno che avevo spedito il cv, forse era meglio farmi andar bene una data simile.
E così dopo diversi anni torno a fare colloqui, con la diretta concorrente della mia azienda, quella a cui rubiamo i clienti.
Guardo i loro poster, dentro la stanza posta accanto alla reception e guardo la ciottola delle caramelle chiedendomi se è il caso di mangiarne una oppure rischio di fare la figura del Fantozzi che mentre la mastico arriva la HR.
Nel dubbio mi astengo.
Arriva la HR, mi chiede scusa del ritardo, ma mi dice che il venerdì arrivano sempre problemi da risolvere.
E mi metto a riassumere le mie esperienze lavorative post laurea, cercando di vendermi bene.
Il vetro rotto è invece quello del mio parabrezza, che prima di fare il colloquio avevo portato a far vedere in una carrozzeria. Giusto per ricordare che un dazio alla sfortuna va pagato in certe date.
PS La caramella che non ho mangiato, l'ho portata via. Che faccio la mangio ora?
domenica, giugno 05, 2011
Prima della rotonda
"Fermati prima della rotonda, ci troviamo li e poi proseguiamo assieme verso la spiaggia."
"Ci aspetta li?"
"Si, l'ho sentito prima. Da quanto tempo non lo vedi? Io credo da circa quattro."
"Forse dieci, ma non sono sicuro."
Arrivato alla rotonda, lo trovo. Classico lampeggio di fari e lui fa strada verso il parcheggio accanto alla spiaggia.
Scendiamo i gradini, guardiamo verso destra dove aveva detto di essere.
Non lo troviamo, provo a telefonargli per sapere esattamente dov'è.
Sulla spiaggia vediamo una persona rispondere al telefono, è lui che ci guarda con sua figlia. Ci vede e si sbraccia.
Ci avviciniamo e sorridiamo come ebeti, ricordando il periodo in cui eravamo universitari che condividevano lo stesso appartamento. Le nostre strade post-laurea si erano divise, eppure malgrado tutto eravamo rimasti in contatto.
E gli aneddoti e le speranze del futuro si mescolarono alle birre bevute.
"Ci aspetta li?"
"Si, l'ho sentito prima. Da quanto tempo non lo vedi? Io credo da circa quattro."
"Forse dieci, ma non sono sicuro."
Arrivato alla rotonda, lo trovo. Classico lampeggio di fari e lui fa strada verso il parcheggio accanto alla spiaggia.
Scendiamo i gradini, guardiamo verso destra dove aveva detto di essere.
Non lo troviamo, provo a telefonargli per sapere esattamente dov'è.
Sulla spiaggia vediamo una persona rispondere al telefono, è lui che ci guarda con sua figlia. Ci vede e si sbraccia.
Ci avviciniamo e sorridiamo come ebeti, ricordando il periodo in cui eravamo universitari che condividevano lo stesso appartamento. Le nostre strade post-laurea si erano divise, eppure malgrado tutto eravamo rimasti in contatto.
E gli aneddoti e le speranze del futuro si mescolarono alle birre bevute.
lunedì, maggio 23, 2011
23 Maggio
Era caldo come in questi giorni.
Io ero nervoso, aspettavo il risultato del mio primo scritto e nel frattempo ero in lista per l'orale.
Il parlamento era bloccato per l'elezione del presidente della Repubblica, secondo tradizione toccava ad un democristiano e i vari Andreotti, Forlani, De Mita si davano battaglia a suon di correnti e di colpi bassi.
Il MSI governato da un giovane Fini per sottolineare che a Destra erano per ordine e legge votavano un magistrato che si era impegnato contro la mafia e aveva, si diceva, un passato nel Fuan Paolo Borsellino.
I leghisti emarginati da tutti votavano se non ricordo male il loro sedicente ideologo Miglio, in realtà l'unico fra i leghisti ad avere una certa cultura e quindi "spendibile" come nome.
Ferrara allora faceva il consigliere di un altro principe, Craxi, e illustrava ai telespettatori gli intrighi per l'elezione del presidente del consiglio in televisione.
Ricordo che usavo le telecronache del Giro d'Italia come pausa fra un ripasso e l'altro, nervoso, dopotutto era il mio primo esame.
La notizia dell'esplosione la seppi così, in mezzo a quella pausa che portò una notizia del genere.
Ecco come ricordo l'Italia di allora, spaccata per i riti bizantini per l'elezione di un presidente, riti a cui i cittadini erano sempre più insofferenti, con il suo simbolo della lotta antimafia ucciso in un attentato da film del Padrino.
Alla fine mi staccai dal televisore per andare a studiare, l'indomani superai il mio primo esame.
Io ero nervoso, aspettavo il risultato del mio primo scritto e nel frattempo ero in lista per l'orale.
Il parlamento era bloccato per l'elezione del presidente della Repubblica, secondo tradizione toccava ad un democristiano e i vari Andreotti, Forlani, De Mita si davano battaglia a suon di correnti e di colpi bassi.
Il MSI governato da un giovane Fini per sottolineare che a Destra erano per ordine e legge votavano un magistrato che si era impegnato contro la mafia e aveva, si diceva, un passato nel Fuan Paolo Borsellino.
I leghisti emarginati da tutti votavano se non ricordo male il loro sedicente ideologo Miglio, in realtà l'unico fra i leghisti ad avere una certa cultura e quindi "spendibile" come nome.
Ferrara allora faceva il consigliere di un altro principe, Craxi, e illustrava ai telespettatori gli intrighi per l'elezione del presidente del consiglio in televisione.
Ricordo che usavo le telecronache del Giro d'Italia come pausa fra un ripasso e l'altro, nervoso, dopotutto era il mio primo esame.
La notizia dell'esplosione la seppi così, in mezzo a quella pausa che portò una notizia del genere.
Ecco come ricordo l'Italia di allora, spaccata per i riti bizantini per l'elezione di un presidente, riti a cui i cittadini erano sempre più insofferenti, con il suo simbolo della lotta antimafia ucciso in un attentato da film del Padrino.
Alla fine mi staccai dal televisore per andare a studiare, l'indomani superai il mio primo esame.
"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola" Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – Capaci, 23 maggio 1992
domenica, maggio 22, 2011
Venditori di fumo
Sul decentramento di alcuni ministeri al Nord è scontro tra Pdl e Lega. E la maggioranza torna a dividersi in un clima già arroventato dagli ultimi e decisivi scampoli di campagna elettorale per i ballottaggi di Napoli e Milano. Di fatto, la proposta Berlusconi-Bossi di spostare due dicasteri di peso sotto la Madonnina suscita un coro unanime di ’nò.
fonte LaStampa
Spostare un ministero significa spostare un sacco di posti di lavoro, ecco il motivo della critica da parte di politici romani/laziali.
Resta però da capire l'appeal di un posto di lavoro fisso, ma statale, a Milano.
Dovessi scommettere direi nullo o molto basso, almeno per i votanti milanesi che non mi sembrano i tipo da anello al naso: in Germania analogo procedimento di trasferimento dei ministeri da Bonn a Berlino è ancora in corso dal '90.
Non giurerei invece che a Napoli l'annuncio non sposti voti, ma non me l'immagino Bossi/Calderoli che spostano ministeri a Napoli con Varese ancora in bilico.
giovedì, maggio 05, 2011
Il lavoro ai tempi del calesse
Ricordo un racconto di fantascienza di quand'ero adolescente.
C'era una base su Marte che comunicava via radio alla Terra di un'invasione aliena, ma a causa della distanza i messaggi arrivavano con una forte differenza d'orario rendendo la comunicazione asincrona e quindi un po' barocca.
Beh, in un certo senso mi trovo nella stessa condizione.
Coordino un progetto europeo per conto della filiale americana, nessuna promozione semplicemente per ragione di costi serviva uno che agisse dall'Europa risparmiando sui viaggi intercontinentali, e quindi mi trovo ad interagire con clienti francesi seguendo le direttive americane.
Immaginate la scena io discuto nella mattinata via mail con il cliente francese su alcuni dettagli, arriviamo ad una conclusione e poi giro il tutto al collega americano.
Questo verso le 15/16 vede le mie mail, mi manda un paio di mail per discutere di alcuni particolari, tento di rispondergli prima possibile visto che devo uscire dall'ufficio e alla fine mi da le sue conclusioni verso le 20 o le 21. Orario in cui di solito io sono a casa a mangiare o a lavare i piatti.
La mattina accendo il pc guardo la mia mail e ci trovo le sue conclusioni "serali", che elaboro e giro la questione al cliente francese.
A volte credo che come benefit aziendale dovrei chiedere delle aspirine per il malditesta
C'era una base su Marte che comunicava via radio alla Terra di un'invasione aliena, ma a causa della distanza i messaggi arrivavano con una forte differenza d'orario rendendo la comunicazione asincrona e quindi un po' barocca.
Beh, in un certo senso mi trovo nella stessa condizione.
Coordino un progetto europeo per conto della filiale americana, nessuna promozione semplicemente per ragione di costi serviva uno che agisse dall'Europa risparmiando sui viaggi intercontinentali, e quindi mi trovo ad interagire con clienti francesi seguendo le direttive americane.
Immaginate la scena io discuto nella mattinata via mail con il cliente francese su alcuni dettagli, arriviamo ad una conclusione e poi giro il tutto al collega americano.
Questo verso le 15/16 vede le mie mail, mi manda un paio di mail per discutere di alcuni particolari, tento di rispondergli prima possibile visto che devo uscire dall'ufficio e alla fine mi da le sue conclusioni verso le 20 o le 21. Orario in cui di solito io sono a casa a mangiare o a lavare i piatti.
La mattina accendo il pc guardo la mia mail e ci trovo le sue conclusioni "serali", che elaboro e giro la questione al cliente francese.
A volte credo che come benefit aziendale dovrei chiedere delle aspirine per il malditesta
martedì, aprile 26, 2011
Latte amaro/2
Alla fine della sceneggiata, la questione Parmalat, gli attori più seri, i francesi ovviamente, prendono la decisione più onerosa, ma più in linea con il mercato:
Siccome la cordata italiana, nata per mettere insieme vari interessi che dovevano trovare una sintesi usando la cassa di Parmalat stessa, difficilmente troverà un nucleo di imprenditori/banchieri tale da lanciare una contro-OPA possiamo già guardare ai vincitori e vinti dello scontro finanziario.
Vincenti
Azionisti di minoranza: alla fine riescono ad ottenere un'OPA a prezzi superiori a quelli di mercato;
i Besnier: malgrado dovranno aumentare l'esborso monetario alla fine riescono ad uscire da una situazione a le italienne in cui avrebbero dovuto condividere il controllo dell'azienda con controparti con interessi differenti (BancaIntesa, allevatori) e che avrebbero frenato il progetto industriale.
Parte dei soldi spesi potranno rientrare attraverso movimenti di società infragruppo e con il mantenimento della quotazione della nuova Parmalat che nascerà dopo l'OPA
Parmalat: la società per evitare critiche sarà mantenuta in Italia, quotata in modo che anche gli italiani che credono nell'azienda possano partecipare agli utili e rafforzata sia per la presenza di un socio industriale forte, anche se francese, e per i conferimenti di azienda infragruppo. L'espansione all'estero verrà perseguita a differenza di quanto faceva Bondi. Espansione che significa pochi o nessun taglio nell'organico.
Vinti
Allevatori: dovranno esser fornitori di un gruppo più grosso e quindi con più potere sulle tariffe del latte;
Lega Nord: non riesce a tutelare la sua base di votanti e subisce la notizia dell'OPA come corollario dell'incontro fra Francia-Italia. D'altronde se uno sostiene un presidente dimezzato mica può lamentarsi se questo è troppo debole per difendere le proprie posizioni;
BancaIntesa: non riesce a sbarazzarsi del debito di Granarolo e molto probabilmente il nuovo colosso del latte avrà come banca di riferimento il Credit Agricole, o meglio la filiale italiana che è il Cariparma, che ha finanziato la scalata a Parmalat;
il sistema agroalimentare italiano: che non riesce a coagularsi in una società quotata, ma fornisce ottime società industriali da controllare dall'estero
Sul tavolo 3,375 miliardi di euro per il 71,031% di Parmalat. Lactalis rompe gli indugi e, in vista dell’assemblea degli azionisti di fine giugno, annuncia il lancio di un’opa volontaria e totalitaria sul gruppo di Collecchio, di cui è già primo azionista con il 28,97% del capitale. Il prezzo unitario è stabilito dai francesi a 2,60 euro, con un premio «del 21,3% circa rispetto al prezzo di Borsa della azioni Parmalat degli ultimi 12 mesi»fonte: LaStampa
Siccome la cordata italiana, nata per mettere insieme vari interessi che dovevano trovare una sintesi usando la cassa di Parmalat stessa, difficilmente troverà un nucleo di imprenditori/banchieri tale da lanciare una contro-OPA possiamo già guardare ai vincitori e vinti dello scontro finanziario.
Vincenti
Azionisti di minoranza: alla fine riescono ad ottenere un'OPA a prezzi superiori a quelli di mercato;
i Besnier: malgrado dovranno aumentare l'esborso monetario alla fine riescono ad uscire da una situazione a le italienne in cui avrebbero dovuto condividere il controllo dell'azienda con controparti con interessi differenti (BancaIntesa, allevatori) e che avrebbero frenato il progetto industriale.
Parte dei soldi spesi potranno rientrare attraverso movimenti di società infragruppo e con il mantenimento della quotazione della nuova Parmalat che nascerà dopo l'OPA
Lactalis rende noto inoltre che intende mantenere Parmalat quotata alla Borsa di Milano e procederà, se necessario, al ripristino del flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni.fonte IlSole24
Parmalat: la società per evitare critiche sarà mantenuta in Italia, quotata in modo che anche gli italiani che credono nell'azienda possano partecipare agli utili e rafforzata sia per la presenza di un socio industriale forte, anche se francese, e per i conferimenti di azienda infragruppo. L'espansione all'estero verrà perseguita a differenza di quanto faceva Bondi. Espansione che significa pochi o nessun taglio nell'organico.
Il presidente del gruppo Lactalis, Emmanuel Besnier, afferma che «noi abbiamo un progetto di crescita ambizioso per Parmalat: farne il gruppo italiano di riferimento nel latte confezionato a livello mondiale, con sede, organizzazione e testa in Italia». Lactalis ritiene che nel contesto competitivo attuale sia importante per Parmalat raggiungere dimensioni significative tali da poter sviluppare brand globali. A tal fine, Lactalis valuterà l`opportunità di far confluire in Parmalat le proprie attività europee nel settore del latte confezionato, tra le quali quelle detenute in Francia e in Spagna.Il progetto industriale di Lactalis prevede la valorizzazione di Parmalat a livello internazionale, grazie alla forte complementarietà tra i due gruppi sia a livello geografico che di prodotto. Inoltre, l`espansione nei mercati in forte sviluppo quali Brasile, India, Cina, nei quali entrambi i Gruppi ad oggi hanno una limitata presenza, potrebbe essere perseguita in modo più efficace attraverso un intervento congiunto.IlSole24
Vinti
Allevatori: dovranno esser fornitori di un gruppo più grosso e quindi con più potere sulle tariffe del latte;
Lega Nord: non riesce a tutelare la sua base di votanti e subisce la notizia dell'OPA come corollario dell'incontro fra Francia-Italia. D'altronde se uno sostiene un presidente dimezzato mica può lamentarsi se questo è troppo debole per difendere le proprie posizioni;
BancaIntesa: non riesce a sbarazzarsi del debito di Granarolo e molto probabilmente il nuovo colosso del latte avrà come banca di riferimento il Credit Agricole, o meglio la filiale italiana che è il Cariparma, che ha finanziato la scalata a Parmalat;
il sistema agroalimentare italiano: che non riesce a coagularsi in una società quotata, ma fornisce ottime società industriali da controllare dall'estero
lunedì, aprile 25, 2011
40 years ago
Oggi 25 aprile si intersecano diverse feste dal lunedì di Pasquetta, alla festa di liberazione a San Marco per i veneziani.
Per me però c'è un motivo personale per far festa, visto che 40 anni fa si sposarono i miei genitori.
Scrivo queste righe mentre aspetto i parenti per un pranzo assieme.
Come regalo abbiamo preso e ristampato delle foto del loro matrimonio; è strano vedere le loro facce così giovani e allo stesso tempo tese prima della cerimonia e man mano che passano le foto vederli così sollevati e felici.
Per me però c'è un motivo personale per far festa, visto che 40 anni fa si sposarono i miei genitori.
Scrivo queste righe mentre aspetto i parenti per un pranzo assieme.
Come regalo abbiamo preso e ristampato delle foto del loro matrimonio; è strano vedere le loro facce così giovani e allo stesso tempo tese prima della cerimonia e man mano che passano le foto vederli così sollevati e felici.
domenica, aprile 17, 2011
Saper contare
In Italia ogni volta che accade uno scandalo finanziario (Cirio, Argentina, Parmalat, etc) si dice sempre che manca la cultura finanziaria.
Può esser vero, certo quando uno dei ministri economici di questo governo prende questa cantonata
"L'economia americana sta crescendo tra il 2 e il 4%; non è in recessione. I problemi sono nell'economia di carta non nell'economia reale; l'economia europea sta crescendo tra l'1 e l'1 e ½%, l'Italia non va bene sta crescendo a 0, cioè non cresce; ma crescere a 0 vuol dire che si sta crescendo come l'anno scorso che è stato un anno buono, con crescita all'1,8%"
fonte: Ministero dell'Innovazione
forse manca proprio la capacità di saper contare, a meno che seriamente si possa considerare una crescita dello zero per cento. Se pensiamo che Brunetta è/era un professore universitario che ha rilasciato questa dichiarazione, il suo entourage è stato tanto fiero da riscriverlo pari pari sul sito del ministero in modo che tutti gli alfabetizzati in matematica potessero prenderlo in giro... ti chiedi se nel consiglio dei ministri ci sia qualcuno che capisca di numeri. E con numeri non intendo i numeri di telefono delle veline o le loro misure; quindi Silvio non lo contiamo.
Per finire un auspicio
Infine un accenno alla meritocrazia; una giovane chiede se oggi sia possibile crederci e il Ministro risponde che non solo crede fermamente che sia possibile applicare criteri di meritocrazia, ma egli stesso si adopererà perché sia sempre più diffusa.
è la chiusa del ministro, beh a giudicare dal suo comunicato almeno sa dove iniziare.
Può esser vero, certo quando uno dei ministri economici di questo governo prende questa cantonata
"L'economia americana sta crescendo tra il 2 e il 4%; non è in recessione. I problemi sono nell'economia di carta non nell'economia reale; l'economia europea sta crescendo tra l'1 e l'1 e ½%, l'Italia non va bene sta crescendo a 0, cioè non cresce; ma crescere a 0 vuol dire che si sta crescendo come l'anno scorso che è stato un anno buono, con crescita all'1,8%"
fonte: Ministero dell'Innovazione
forse manca proprio la capacità di saper contare, a meno che seriamente si possa considerare una crescita dello zero per cento. Se pensiamo che Brunetta è/era un professore universitario che ha rilasciato questa dichiarazione, il suo entourage è stato tanto fiero da riscriverlo pari pari sul sito del ministero in modo che tutti gli alfabetizzati in matematica potessero prenderlo in giro... ti chiedi se nel consiglio dei ministri ci sia qualcuno che capisca di numeri. E con numeri non intendo i numeri di telefono delle veline o le loro misure; quindi Silvio non lo contiamo.
Per finire un auspicio
Infine un accenno alla meritocrazia; una giovane chiede se oggi sia possibile crederci e il Ministro risponde che non solo crede fermamente che sia possibile applicare criteri di meritocrazia, ma egli stesso si adopererà perché sia sempre più diffusa.
è la chiusa del ministro, beh a giudicare dal suo comunicato almeno sa dove iniziare.
venerdì, aprile 15, 2011
It's Friday
Lavoro ai miei report ascoltando Nebraska del Boss.
L'ufficio è silenzioso, il salone del mobile a cui quest'anno partecipiamo ha svuotato l'aria elettrica degli ultimi tempi.
Scopro che il mese di marzo abbiamo superato il nostro record di fatturato e non posso fare a meno di pensare alle scorse due settimane, settimane caotiche, stressanti e stancanti.
Lo scorso venerdì il mio aereo di rientro dalla trasferta romana ha toccato la pista di Linate alle 22.00.
Sempre per aumentare il fatturato nel classico mantra delle multinazionali: cresci o muori, o per dirla correttamente drink or die.
E' venerdì e posso prendermi una pausa dai colleghi americani, clienti spagnoli e francesi.
Forse è seriamente tempo di guardare gli annunci di lavoro per la prossima azienda.
L'ufficio è silenzioso, il salone del mobile a cui quest'anno partecipiamo ha svuotato l'aria elettrica degli ultimi tempi.
Scopro che il mese di marzo abbiamo superato il nostro record di fatturato e non posso fare a meno di pensare alle scorse due settimane, settimane caotiche, stressanti e stancanti.
Lo scorso venerdì il mio aereo di rientro dalla trasferta romana ha toccato la pista di Linate alle 22.00.
Sempre per aumentare il fatturato nel classico mantra delle multinazionali: cresci o muori, o per dirla correttamente drink or die.
E' venerdì e posso prendermi una pausa dai colleghi americani, clienti spagnoli e francesi.
Forse è seriamente tempo di guardare gli annunci di lavoro per la prossima azienda.
martedì, aprile 12, 2011
Incongruenze logiche
Prima dell'inizio dell'udienza, Berlusconi si è intrattenuto con i cronisti, ha ribadito la sua posizione sul tema delle intercettazioni e sul caso Ruby («le ho dato soldi per non prostituirsi») e d è tornato ad attaccare i pm, parlando di «accuse assolutamente inventate e demenziali».fonte: Corriere
Ora non ci vuole un genio giuridico per capire che se le ha dato soldi per prostituirsi, questo presume che SB sapesse:
- che normalmente Ruby, allora minorenne, normalmente si prostituiva per guadagnare soldi;
- che non era parente di Mubarak, altrimenti avrebbe avvisato tramite i canali diplomatici della vita "sregolata" della nipote;
Nel frattempo siamo sempre in attesa della fidanzata di Berlusconi che avrebbe impedito le orgie ad Arcore.
mercoledì, aprile 06, 2011
Un jakala a Roma
Basta poco per capire di essere arrivato a Roma, normalmente quando ti fissano l'appuntamento per la mattinata si parla delle 8-830, se proprio si vuol far tardi alle 900, qui mi hanno detto "Ingegnere venga alle 11".
Nello stesso tempo vedi che manca l'atmosfera elettrica milanese, quella del dobbiamo produrre altrimenti il PIL si abbassa.
Ora vi saluto che la cena si fredda.
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lunedì, marzo 28, 2011
Il gioiellino
Vediamo di fare qualche analisi più approfondita sul caso Parmalat.
Una redditività non molto alta, visto che è la metà di un gruppo come Danone. Il problema della (bassa) redditività era il tallone di achille della gestione Tanzi, che faceva acquisti di società all'estero senza disporre di un margine positivo e dunque si inventava numeri a fantasia.
Abbiamo perciò un gruppo che fa pochi utili con il core business, ma ha una cassa enorme in periodo di scarsa liquidità come quello attuale: che fare?
Secondo l'analista la via migliore sarebbe quella di un miglioramento della produzione e l'innovazione di prodotto, magari sfruttando la svolta green.
I fondi ribelli, prima di vendere alla Lactalis, invece pensavano ad acquisizioni specie all'estero perché come ricordava l'analista
L'integrazione con Lactalis, produzione di formaggi, o Ferrero, produttore di cioccolato, avrebbe come scopo appunto quello di aumentare la catena del valore, quindi non fermarsi al latte e allo yogurt ma proseguire con la produzione di altri prodotti.
La Lactalis avrebbe poi il vantaggio di recuperare parte della cassa, vendendo una quota di Galbani alla Parmalat in modo da fondere la controllata italiana in Parmalat e avere maggiori sinergie.
Se dunque un integrazione fra formaggi e latte può migliorare le due aziende perché c'è l'intervento del governo? Lo spiega un bell'articolo sulla Stampa
Il prezzo del latte è più alto in Italia, malgrado abbiano margini più bassi gli agricoltori.
Uno dei sistemi classici per aumentare i propri margini è quello classico di abbassare i margini dei fornitori. E stiamo parlando del bacino elettorale della Lega Nord, che verrebbe toccato pesantemente da questa fusione, costringendo ad un cambiamento tutta la filiera di produzione del latte.
Riassumendo Lactalis ha interesse a conquistare Parmalat perché aumenterebbe il potere di contrattazione per il prezzo del latte, avendo anche la possibilità di importarlo dall'estero (Francia ad esempio dove costa meno), i formaggi si integrerebbero meglio con la filiera del latte e teoricamente ci sarebbe la possibilità di ridurre la leva con cui controllano Galbani, preso a debito da dei fondi di private equity.
Ferrero avrebbe meno sinergie industriali, dovrebbe usare la sua liquidità e rischierebbe di doversi sorbire anche il pacco Granarolo, azienda con margini ancor più bassi di Parmalat.
Prendiamo spunto dall'analisi del bilancio fatta da Andrew Sentance (analista cacciato da B. Sella perché di un report che svelava gli intrecci delle scalate bancarie) fatta per il sito Linkiesta, quando sembrava che gli unici problemi venissero dai tre fondi stranieri.
È probabile che un aumento nei costi delle materie prime determini una caduta del margine operativo lordo (mol o ebitda) per il 2010 e il 2011. L’effetto negativo sull’ebitda nel 2010 è stato pari a circa 60 milioni di euro, ed è probabile che un effetto analogo si ripeta anche nel 2011. Danone, per esempio, prevede per il 2011 un ulteriore aumento del 6-9% dei costi per le materie prime e per il confezionamento dei suoi prodotti. Dunque, è verosimile che il mol di Parmalat torni a essere pari o inferiore all’8%, come è stato l’ultima volta che i prezzi delle materie prime sono aumentati in misura significativa, nel 2008. Ciò significa una caduta di oltre il 15% nell’ebitda a partire dal 2009.
Il margine di Parmalat è già modesto, pari a circa il 9% in un anno positivo contro al 20% di Danone, dal momento che i consumatori non riconoscono un premium price al prodotto Parmalat. (...)
Per dare un’idea di quanto Danone aggiunga al valore delle materie prime, nel 2009 il costo dei beni prodotti da Danone è stato pari al 45% del proprio fatturato, mentre la percentuale per Parmalat è stata del 60 per cento.
Una redditività non molto alta, visto che è la metà di un gruppo come Danone. Il problema della (bassa) redditività era il tallone di achille della gestione Tanzi, che faceva acquisti di società all'estero senza disporre di un margine positivo e dunque si inventava numeri a fantasia.
Abbiamo perciò un gruppo che fa pochi utili con il core business, ma ha una cassa enorme in periodo di scarsa liquidità come quello attuale: che fare?
Il top management di Parmalat dovrebbe puntare sulla ricerca più che sull’innovazione di prodotto. (...) È improbabile che l’Europa possa crescere: la vita sarà più difficile dal momento che il resto del mondo competerà per le risorse.
Sarà pertanto fondamentale rendere la produzione più efficiente, ridurre i consumi di energia, di materiale, e gli sprechi. Parmalat dovrebbe perciò passare in rassegna l’intera catena produttiva, dall’inizio alla fine, alla ricerca di un possibile modo per consumare meno energia e meno materie prime, sprecare meno e utilizzare gli scarti, riciclandoli invece che buttarli via, cercando così di modificare i propri prodotti in modo tale che il consumatore sprechi di meno.
Secondo l'analista la via migliore sarebbe quella di un miglioramento della produzione e l'innovazione di prodotto, magari sfruttando la svolta green.
I fondi ribelli, prima di vendere alla Lactalis, invece pensavano ad acquisizioni specie all'estero perché come ricordava l'analista
Il primo punto è che, sebbene Parmalat sia un’azienda italiana, l’Italia rappresenta solamente il 25% delle proprie vendite. Il suo più grande mercato è invece rappresentato dal Canada e il terzo dall’Australia, che insieme costituiscono oltre il 50% delle vendite di Parmalat. Seguono l’Africa e l’America Latina con un ulteriore apporto del 20 per cento. Quindi, se, come è probabile, non si registrasse alcun incremento economico o demografico in Italia, l’azienda dovrebbe comunque poter trarre beneficio dalla crescita demografica ed economica in queste aree, anche se continuasse a vendere solamente prodotti con un margine minore. Inoltre, se queste economie continuano a migliorare, le valute potrebbero continuare a rafforzarsi nei confronti dell’euro. Ciò ha determinato, nei primi nove mesi del 2010, un incremento di fatturato pari a 300 milioni.Le controllate estere sono fondamentali per il risultato economico, quindi la cassa che non può essere usata per distribuire dividendi può esser spesa per alzare il fatturato e quindi l'utile, con margini bassi è l'unico modo per farlo.
L'integrazione con Lactalis, produzione di formaggi, o Ferrero, produttore di cioccolato, avrebbe come scopo appunto quello di aumentare la catena del valore, quindi non fermarsi al latte e allo yogurt ma proseguire con la produzione di altri prodotti.
La Lactalis avrebbe poi il vantaggio di recuperare parte della cassa, vendendo una quota di Galbani alla Parmalat in modo da fondere la controllata italiana in Parmalat e avere maggiori sinergie.
Se dunque un integrazione fra formaggi e latte può migliorare le due aziende perché c'è l'intervento del governo? Lo spiega un bell'articolo sulla Stampa
Se ti va bene è così, altrimenti il latte lo importiamo dall’estero. «Sapete quanti ne sento di questi ricatti? Ultimamente tanti», racconta Antonio Piva, il Bovè del latte, quello della marcia dei trattori su Arcore e dell’asino con su scritto Zaia. Il palazzo della Libera associazione agricoltori di cui è presidente (la confagricoltura locale) è in piazza del Duomo: per tutti, in città, è il palazzo del potere. Cremona è una delle grandi province agricole. Terza nella suinicoltura, prima nel pomodoro, e soprattutto prima nel latte. Dalle sue stalle esce il 10% della produzione nazionale (11 milioni di quintali) che va per metà alla cooperazione (prodotti Dop, provolone e burro) e per metà all’industria (latticini, latte, burro, mozzarelle, crescenza e grana).
Il prezzo del latte è più alto in Italia, malgrado abbiano margini più bassi gli agricoltori.
Nella provincia del torrone i francesi di Lactalis tramite la controllata Italatte sono già semimonopolisti. Ritirano oltre 2 milioni di quintali di latte l’anno (sui 5 totali raccolti in Italia). «Prima hanno fidelizzato i produttori – prosegue Piva - poi hanno assunto una posizione rigida sul prezzo». Se acquisissero Parmalat «sarebbe la morte del latte industriale italiano». Tireranno il collo «alla filiera più di quanto fanno oggi». Secondo Coldiretti, gli agrari espressione del vecchio contado democristiano, se sommassero Italatte e Parmalat, i francesi controllerebbero oltre il 10% dei quasi 40 milioni di quintali di latte munti in Lombardia, che da sola vale il 40% della produzione tricolore.
Uno dei sistemi classici per aumentare i propri margini è quello classico di abbassare i margini dei fornitori. E stiamo parlando del bacino elettorale della Lega Nord, che verrebbe toccato pesantemente da questa fusione, costringendo ad un cambiamento tutta la filiera di produzione del latte.
Riassumendo Lactalis ha interesse a conquistare Parmalat perché aumenterebbe il potere di contrattazione per il prezzo del latte, avendo anche la possibilità di importarlo dall'estero (Francia ad esempio dove costa meno), i formaggi si integrerebbero meglio con la filiera del latte e teoricamente ci sarebbe la possibilità di ridurre la leva con cui controllano Galbani, preso a debito da dei fondi di private equity.
Ferrero avrebbe meno sinergie industriali, dovrebbe usare la sua liquidità e rischierebbe di doversi sorbire anche il pacco Granarolo, azienda con margini ancor più bassi di Parmalat.
Sentirsi italiani
La Mussolini attacca la showgirl che presta il suo volto alla pubblicità TIM, quale sarebbe la colpa di tutto questo furore
A queste parole accusatorie la Mussolini risponde
All'inizio tu provi anche a spiegare i motivi per cui è al governo, sostanzialmente perché gli oppositori sono nulli o nocivi, ma dopo un po' rispondi come ha fatto la Balti: non siamo tutti come lui.
Ora è chiaro che la Mussolini parla per farsi notare fra le ultras pro-Cavaliere, la masterizzata(??) Santanché, la Brambilla, etc, ma personalmente mi ricorda i momenti spiacevoli che passo nelle mie trasferte all'estero.
Sentirsi italiani non significa giustificare tutto a priori, specie se non c'è niente da giustificare.
Al settimanale «Vanity Fair», la Balti, che è anche scesa in piazza con le donne il 13 febbraio scorso, aveva detto: «Tutto il mondo ci prende in giro per Berlusconi. All'inizio mi incazzavo e rispondevo a chi ci attaccava: senti chi parla, voi avete Bush. Adesso cerco di ragionare e spiego che l'Italia non è solo e tutta Berlusconi».Fonte:Corriere
A queste parole accusatorie la Mussolini risponde
Non ci posso credere che la testimonial della Tim abbia veramente detto una cosa simile. Si è dimostrata poco intelligente politicamente. Spero che la Tim la licenzi immediatamente e si riprenda Belen: ha insultato la maggioranza degli italiani che con convinzione ha votato il nostro premier, dimostrandosi poco intelligenteOra capisco che la Mussolini avendo una certa età ed impegni istituzionali non viaggi molto all'estero, ma posso assicurare che a tutti gli italiani quando lavorano all'estero nei momenti più confidenziali/informali la controparte straniera, con un sorrisino, ti fa la domanda "And what about Mr. Berlusconi?"
All'inizio tu provi anche a spiegare i motivi per cui è al governo, sostanzialmente perché gli oppositori sono nulli o nocivi, ma dopo un po' rispondi come ha fatto la Balti: non siamo tutti come lui.
Si vergogna di essere italiana? Vada in Francia, con la Bruni a suonare la chitarraNon è una questione di vergognarsi di essere italiano, ma semplicemente di vergognarsi per un uomo di 70 anni che va a prostitute, illudendosi (basta leggere le intercettazioni) che ragazze più giovani delle figlie facciano sesso con lui solo per il suo fascino. E vergognarsi di oltre 300 deputati che dichiarano che non era facile distinguere fra una prostituta, sia pur di lusso visto il cachet, e una nipote di un capo di governo.
Ora è chiaro che la Mussolini parla per farsi notare fra le ultras pro-Cavaliere, la masterizzata(??) Santanché, la Brambilla, etc, ma personalmente mi ricorda i momenti spiacevoli che passo nelle mie trasferte all'estero.
Sentirsi italiani non significa giustificare tutto a priori, specie se non c'è niente da giustificare.
venerdì, marzo 25, 2011
Pseudo-master
Laureata in Scienze Politiche, consegue un master alla SDA Bocconi, dal 1990 Amministratore Unico della Dani Comunicazione, società che si occupa di Relazioni Pubbliche, di promozioni e di organizzazione di grandi eventi.Fonte: Governo Italiano
Questo dice la biografia del sottosegretario Daniela Garnero in Santanché. Oggi ha pubblicato la notizia che alla Bocconi non risulta nessun partecipante ad un Master con quel nome e cognome.
Dopo una diatriba "mediatica" ecco che che il master viene ridimensionato ad un corso, se non ho capito male di sui rudimenti imprenditoriali, di non si sa quante giornate tenute lungo 12 mesi.
Il sottosegretario anche ierisera a Radio24 ci teneva a sottolineare l'ignoranza della lingua inglese dei suoi accusatori che non sapevano che un corso post-laurea è un master..!
Un master serio come quello della Bocconi, forse il più serio di quelli tenuti in Italia, prevede un esame di ammissione, una fee abbastanza pesante per i corsi, un anno pieno di corsi e alla fine un esame da sostenere.
Cosa ben diversa da un corso in cui basta la frequenza.
Niente, era per dire che non sono sicuro che il sottosegretario abbia una buona conoscenza della lingua inglese; magari qualcosa è andato lost in translation
martedì, marzo 22, 2011
Latte amaro
Mentre i politici discutevano sulla reprocità e su scudi giuridici, la Lactalis dimenticando quanto aveva dichiarato prima alla Consob sale al 29% accordandosi con i tre fondi stranieri che avevano iniziato a cavalcare lo scontento per i bassi dividendi della Parmalat.
In un paese serio la Consob dovrebbe multare la Lactalis per false comunicazioni e insider trading visto che in un azionariato così frazionato raggiungere il 29% significa il controllo di fatto del gruppo.
Fosse accaduto in Francia, la società di controllo del mercato obbligherebbe a vendere le azioni appena comprate.
Il sistema paese, che aveva modificato le regole sul fallimento per permettere il recupero di un'azienda importante per via dell'indotto, si trova ora per via dei suoi limiti impliciti, la mancanza di fondi ed i capitalisti con i soldi delle banche, a vedere l'ennesima azienda portata via.
Sia chiaro io sono liberista, quindi sono per la libera circolazione del capitale però l'operazione Lactalis è diversa da quella di LVHM. Nell'operazione sulla società del lusso i francesi hanno fatto un offerta sia agli azionisti di maggioranza sia a quelli di minoranza, un offerta fair, qui invece abbiamo una scalata mascherata in cui il premio è stato dato solo ai tre fondi che hanno ceduto il loro pacchetto ai francesi.
In termini occupazionali quelli che rischiano sono i fornitori della Parmalat, i dipendenti non dovrebbero essere toccati visto che i due gruppi sono complementari fra loro, specie in Italia, dove operano nel settore dei formaggi.
Il gruppo francese Lactalis ha raggiunto un accordo per comprare dai fondi Zenit Asset management AB, Skagen AS e Mackanzie financial corporation le loro quote in Parmalat al prezzo di 2,80 euro per azione (ieri riferimento a 2,466 euro). L'acquisto riguarda 265.744.950 azioni, pari al 15,3% del capitale del gruppo di Collecchio. Con questa operazione Lactalis sale al 29% di Parmalat.fonte Sole24
In un paese serio la Consob dovrebbe multare la Lactalis per false comunicazioni e insider trading visto che in un azionariato così frazionato raggiungere il 29% significa il controllo di fatto del gruppo.
Fosse accaduto in Francia, la società di controllo del mercato obbligherebbe a vendere le azioni appena comprate.
Il sistema paese, che aveva modificato le regole sul fallimento per permettere il recupero di un'azienda importante per via dell'indotto, si trova ora per via dei suoi limiti impliciti, la mancanza di fondi ed i capitalisti con i soldi delle banche, a vedere l'ennesima azienda portata via.
Sia chiaro io sono liberista, quindi sono per la libera circolazione del capitale però l'operazione Lactalis è diversa da quella di LVHM. Nell'operazione sulla società del lusso i francesi hanno fatto un offerta sia agli azionisti di maggioranza sia a quelli di minoranza, un offerta fair, qui invece abbiamo una scalata mascherata in cui il premio è stato dato solo ai tre fondi che hanno ceduto il loro pacchetto ai francesi.
In termini occupazionali quelli che rischiano sono i fornitori della Parmalat, i dipendenti non dovrebbero essere toccati visto che i due gruppi sono complementari fra loro, specie in Italia, dove operano nel settore dei formaggi.
mercoledì, marzo 16, 2011
Piatti freddi
La vendetta va servita fredda dice un proverbio.
Ecco che per Paolo Madron, bravo giornalista economico (imho ovviamente) dopo aver lasciato il Sole24Ore per la direzione di Riotta che aveva dato un taglio diverso da quello classico economico, cioè quello del dare le informazioni ed i fatti solo se non disturbano i poteri forti, è arrivata.
Dal sito giornalistico che ha fondato, Lettera43, ha lasciato ad una delle sue firme un articolo per la direzione e dimissioni di Riotta
Un articolo da leggere, perché ricorda quanto contano le amicizie e gli appoggi in Italia visto che una persona che ha fatto perdere 50000 lettori al Sole24Ore, oltre ad una dose di prestigio non indiffernte (basta ricordare la buffonata di Tremonti uomo dell'anno proclamato da una giuria inesistente del Sole24).
Io personalmente lo ricorderò per questo tweet
Unica consolazione forse ora si potrà leggere il Sole24
Ecco che per Paolo Madron, bravo giornalista economico (imho ovviamente) dopo aver lasciato il Sole24Ore per la direzione di Riotta che aveva dato un taglio diverso da quello classico economico, cioè quello del dare le informazioni ed i fatti solo se non disturbano i poteri forti, è arrivata.
Dal sito giornalistico che ha fondato, Lettera43, ha lasciato ad una delle sue firme un articolo per la direzione e dimissioni di Riotta
Il direttore del Sole24Ore, Gianni Riotta, è stato prematuramente dimissionato (pare con due anni di stipendio assicurato). Che qualcosa non andasse nell'abbinata tra lui e il quotidiano si poteva capire già da un messaggio sul suo profilo Twitter dell’ottobre 2009 in cui, da poco chiamato a dirigere il quotidiano economico, Riotta dice (ma con molti smile) di non capire un accidente di economia.fonte Lettera43
Il resto del suo mandato gli ha fatto guadagnare, al giornale, lo stesso titolo che lui aveva dato a un suo libro: Il principe delle nuvole.
Un articolo da leggere, perché ricorda quanto contano le amicizie e gli appoggi in Italia visto che una persona che ha fatto perdere 50000 lettori al Sole24Ore, oltre ad una dose di prestigio non indiffernte (basta ricordare la buffonata di Tremonti uomo dell'anno proclamato da una giuria inesistente del Sole24).
Io personalmente lo ricorderò per questo tweet
Per anni scritto che sognare un’Italia staccata dal mondo avrebbe portato al botto. Ecco il botto e varrà per tutti. Un mondo per tutti.Degno epitaffio di un (non?!) giornalista, ricordando che prenderà due anni di stipendio come liquidazione: articoli di stagno, ma liquidazione di giada.
Unica consolazione forse ora si potrà leggere il Sole24
martedì, marzo 15, 2011
Cherchez la femme
Dietro un grande uomo si nasconde una grande donna, dice un proverbio.
Direi che anche dietro un piccolo uomo si nasconde una piccola donna.
Le intercettazioni sono disponibili in rete, quindi tutti possiamo farci un idea di quello che è realmente successo e la parte che Emilio Fede ha giocato nelle serate del bunga bunga.
A maggior ragione la moglie che è un magistrato con un importante ruolo nel ministero della Giustizia, tanto da partecipare a riunioni con il ministro della Giustizia Alfano, il presidente del Consiglio e il deputato Ghedini (che guida il team di difesa dalle accuse del caso della minore che, pare dalle accuse della procura, si è prostituita tramite l'attività di mediatore del suddetto Fede, Lele Mora e la consigliera regionale Minetti).
Direi che anche dietro un piccolo uomo si nasconde una piccola donna.
«Umanamente mi dispiace molto per Emilio. Ci siamo parlati. È scosso. Ma ce la farà. Come moglie ho piena fiducia in mio marito, sono convinta che quando le intercettazioni verranno esaminate, non verrà fuori nulla di compromettente». Sono parole di Diana De Feo, senatrice del Pdl e moglie di Emilio Fede dal 1964fonte: Corriere della Sera.
Le intercettazioni sono disponibili in rete, quindi tutti possiamo farci un idea di quello che è realmente successo e la parte che Emilio Fede ha giocato nelle serate del bunga bunga.
A maggior ragione la moglie che è un magistrato con un importante ruolo nel ministero della Giustizia, tanto da partecipare a riunioni con il ministro della Giustizia Alfano, il presidente del Consiglio e il deputato Ghedini (che guida il team di difesa dalle accuse del caso della minore che, pare dalle accuse della procura, si è prostituita tramite l'attività di mediatore del suddetto Fede, Lele Mora e la consigliera regionale Minetti).
sabato, marzo 12, 2011
Treni fantasma
Dei fatti giapponesi avremo tutti un'istantanea, un'immagine che c'è la ricorderanno.
A me invece ha colpito l'immagine dei treni fantasma, di quei due treni spazzati via senza lasciar traccia.
Morire senza lasciar traccia, nemmeno il corpo, su cui piangere; ma allo stesso tempo la trovo una morte onorevole: sono morti per aver adempiuto al proprio dovere sia pure essere semplicemente quello di andare in ufficio.
fonte foto The Atlantic
venerdì, marzo 04, 2011
Other Authority
Dopo l'Antitrust che si risveglia dal lungo sonno segnalando i possibli conflitti di interesse di Silvio Berlusconi sugli intrecci fra televisione e carta stampata permessi dal milleproroghe ecco che il risveglio di una seconda authority, la Consob.
La famiglia Ligresti è stata sempre considerata la longa manu di Silvio dentro i salotti buoni (Mediobanca, RCS, etc) ed è sempre stata aiutata dai poteri legati a Mr. BungaBunga.
La stessa entrata dei francesi in Premafin era un operazione di sistema: permetteva agli indebitati Ligresti di ricevere capitali freschi senza cedere il comando dell'azienda o cedere dei pacchetti di azioni rilevanti per il controllo dei salotti buoni.
Anche un bambino di cinque anni lo capiva che l'entrata dei francesi era in realtà una scalata mascherata, solo che il risparmio nell'evitare l'OPA era pagato solo ai Ligresti con una maggiorazione di prezzo rispetto alle quotazioni di borsa e con una cessione blanda del controllo dell'azienda.
Il doppio NO segna la fine dell'operazione e il possibile declino dei Ligresti che ora dovranno effettuare cessioni pesanti per abbattere i debiti (dalle quote nei palazzi ex-fiera, ai immobili di pregio, azioni varie, etc).
La Consob era stata appena integrata con nuovi uomini provenienti dalle file del centrodx, il presidente era un ex sottosegretario al ministero dell'Economia e ancora uno dei deputati della "maggioranza coesa", ma in realtà sono più uomini di Tremonti che di Silvio.
Il declino di un re significa anche il declino dei suoi cortigiani.
Doppio no della Consob ai quesiti posti da Groupama sul riassetto del gruppo Ligresti, ovvero l'esenzione dell'obbligo di opa su Premafin in caso di partecipazione all'aumento di capitale e la possibilità, collegata, di un ingresso diretto in Fonsai da parte del gruppo transalpino.LaStampa
La conferma è arrivata nel primo pomeriggio con un comunicato di Groupama, dopo alcune indiscrezioni che avevano iniziato a circolare nella tarda mattinata. Nella nota, la società francese spiega che valuterà la situazione sulla partecipazione all'operazione di aumento di capitale Premafin una volta conosciute le motivazioni della Consob. Per Groupama, l'eventuale lancio di una doppia opa su Premafin e Fonsai risulterebbe particolarmente onerosa.
La famiglia Ligresti è stata sempre considerata la longa manu di Silvio dentro i salotti buoni (Mediobanca, RCS, etc) ed è sempre stata aiutata dai poteri legati a Mr. BungaBunga.
La stessa entrata dei francesi in Premafin era un operazione di sistema: permetteva agli indebitati Ligresti di ricevere capitali freschi senza cedere il comando dell'azienda o cedere dei pacchetti di azioni rilevanti per il controllo dei salotti buoni.
Anche un bambino di cinque anni lo capiva che l'entrata dei francesi era in realtà una scalata mascherata, solo che il risparmio nell'evitare l'OPA era pagato solo ai Ligresti con una maggiorazione di prezzo rispetto alle quotazioni di borsa e con una cessione blanda del controllo dell'azienda.
Il doppio NO segna la fine dell'operazione e il possibile declino dei Ligresti che ora dovranno effettuare cessioni pesanti per abbattere i debiti (dalle quote nei palazzi ex-fiera, ai immobili di pregio, azioni varie, etc).
La Consob era stata appena integrata con nuovi uomini provenienti dalle file del centrodx, il presidente era un ex sottosegretario al ministero dell'Economia e ancora uno dei deputati della "maggioranza coesa", ma in realtà sono più uomini di Tremonti che di Silvio.
Il declino di un re significa anche il declino dei suoi cortigiani.
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