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venerdì, luglio 03, 2009

8 donne ed un delitto



Dopo un monologo pessimo, quale migliore contrappasso di uno spettacolo corale.

Lo spettacolo si basa su un classico: un omicidio e delle persone racchiuse all'interno di uno spazio chiuso con l'assassino che mi mescola fra loro.
Ovviamente le 8 donne sono legate alla persona morta sono le figlie, la moglie, la sorella, l'amante, ecc, ecc.
Si dipanano i legami ed i segreti in una serie di sketch ora divertenti, ora tragici con intermezzi da musical.

Divertente, decisamente divertente

giovedì, giugno 25, 2009

La numero 13

Decisamente un brutto spettacolo.
Tenere un monologo è sempre una cosa difficile per un attore/trice, deve continuamente sollecitare lo spettatore con variazioni di ritmo, timbro in modo da conquistare la sua attenzione, questo senza spalle che possano aiutarti.


In questo spettacolo, mancavano completamente le variazioni di ritmo e di timbro, molti spettatori si sono addormentati e un paio sono fuggiti!!
In breve dovrebbe essere la dicotomia fra l'essere madre e l'essere artista, ognuno con gioie e dolori. Dolori per la morte della nipote, che in quello che dovrebbe essere un crescendo si scopre che in realtà non è la nipote, ma la figlia.
Il crescendo non c'è perché tra la scoperta del fatto che non esiste la sorella gemella alla comprensione del fatto che è la figlia ad essere morta passa ben 15 minuti di lentezza, quando dovrebbe essere una galoppata sia per lo spettatore che per l'attrice.

Una luce livida la colpisce in viso, prima che si impossessi della scena misurandola a passi veloci, ridendo in modo follemente furbesco, imbrattando il muro spoglio di giallo, cullando la latta di vernice come fosse la sua bambina perduta. Cristina Crippa è lì, nello spazio scarno e vuoto, a dar voce e gesti con tutta l’energia che le è propria alla protagonista di La numero 13. (...) Impresa non facile perché il monologo di Pia Fontana è carico di temi dolorosi e delicati, e si addentra senza rete in una impervia analisi della psiche. (...). La regia di Elio De Capitani attraverso la gestualità espressionista e il vagare fintamente deciso – ma in realtà spaesato – del personaggio ne sottolinea l’intima fragilità, che culmina nella dolorosa confessione finale. E la Crippa, attrice generosa, è brava (...).

Simona Spaventa, la Repubblica


Questa dovrebbe essere una recensione seria? La psicanalisi dovrebbe esser quella di una madre che ha soffocato la figlia di torte, invece di lasciarla dipingere di giallo?
Mah...


Aspetto il commento di Annibale, che spero pubblicherà l'altra recensione farlocca su questo spettacolo.
Consiglio evitare di andarci

venerdì, giugno 19, 2009

Rosencranz e Guilderstein sono morti

Confesso che un paio di ore prima di vedere lo spettacolo volevo morire anch'io, visto che ero preso prigioniero della Tangenziale Est e non sapevo se sarei riuscito ad arrivare in orario.
La piece teatrale ha una sceneggiatura illustre, che ha dato origine anche ad un film vincitore del Leone d'oro a Venezia, fra mille critiche.
Il film, si disse, che fu premiato proprio per la sceneggiatura dal presidente dell'epoca.
Non ho mai visto quel film, ma ugualmente sono andato a vedere l'opera.

Quest'opera in due atti, con un breve intervallo in mezzo, tratta del dramma di Amleto dal punto di vista dei suoi amici Rosencranz e Guilderstein, che travolti dalla lotta del principe di Danimarca contro sua madre e lo zio moriranno.
Due cappi ad inizio scena ricordano a tutti il destino finale dei due protagonisti.
A dividere con loro la scena la figura del capocomico, che metterà in scena la rappresentazione "modificata" dagli scritti di Amleto.
Figura surreale, che passa dalla farsa alla retorica, dalla filosofia della morte a scherzi leggeri.

Uno dei più bei spettacoli visti finora, quindi il consiglio di andarlo a vedere è ovvio.

Edit: Ringraziamo Annibale e i suoi elefanti per il lavoro di editing

lunedì, giugno 01, 2009

Kafka sulla spiaggia

Murakami è uno dei miei scrittori preferiti, quindi quando ho saputo che da un suo libro avevano tratto una piece teatrale, ho subito premuto per andarla a vedere anche se il libro in questione non l'avevo letto.

Probabilmente vedere un'opera simile, senza aver letto il libro, è stata un po' azzardato. I simbolismi presenti in scena sicuramente sono quelli del libro, solo che hanno avuto meno tempo per esser sviluppati.
L'idea del doppio, il giovane Kafka ed il vecchio Satoru, è sublimata dallo stesso attore che impersona prima un quindicenne poi un anziano.
Dai bisbigli in sala direi che le figure dei gatti erano un po' limitate.

Nota di costume il teatro dell'Arsenale è veramente intimo, quindi chi vuole andarci si prenoti per tempo visti i posti limitati

mercoledì, maggio 20, 2009

Elektra

Bello spettacolo, veramente ben recitato.
Consiglio chi può di andarlo a vedere, qui un po' di informazioni.

Veramente brave le attrici, in particolare chi recita Elektra... recitazione anche fisica, visto le posture esagerate per dare l'idea dei tormenti interiori.
Come notate scrivo solo al femminile, perché sono le tre attrici (le due figlie e la madre nella tragedia) a rendere tutte le varie sfaccettature dell'universo femminile: la donna madre, l'adolescente che vuol avere una famiglia, chi ha uno scopo nella vita,...

Da vedere.

giovedì, maggio 14, 2009

Ditegli sempre di si

Lo spettacolo scritto da Eduardo De Filippo è molto divertente.
Sullo sfondo di una Napoli signorile si snodano le avventure di chi è a metà tra pazzia e sanità mentale.
Se posso fare una critica è solo la figura di Don Luigi un po' troppo caricaturale, una via di mezzo fra una macchietta ed un personaggio a tutto tondo. La figura del protagonista invece è ben delineata; se non mi hanno raccontato male, lo stesso aveva recitato proprio con l'autore e devo dire che regge bene la parte.

Ditegli sempre di si

Lo spettacolo scritto da Eduardo De Filippo è molto divertente.
Sullo sfondo di una Napoli signorile si snodano le avventure di chi è a metà tra pazzia e sanità mentale.
Se posso fare una critica è solo la figura di Don Luigi un po' troppo caricaturale, una via di mezzo fra una macchietta ed un personaggio a tutto tondo. La figura del protagonista invece è ben delineata; se non mi hanno raccontato male, lo stesso aveva recitato proprio con l'autore e devo dire che regge bene la parte.

lunedì, novembre 10, 2008

Sei personaggi in cerca di autore

Dopo diversi anni ritorno a vedere una rappresentazione in teatro.
E in parte mi riporta indietro nel tempo, quando da studente ero un'abbonato al Teatro Stabile di Trieste.
Andare a teatro è qualcosa di diverso se la commedia/tragedia ti coinvolge, alla fine sei anche tu parte della magia.

Dietro consiglio/insistenza di amici decido di usufruire dell'invito a teatro, iniziando appunto con la rappresentazione di sei personaggi in cerca d'autore.

Onestamente ho visto recite migliori, solo alcuni protagonisti erano abbastanza magnetici da catalizzare l'attenzione e secondo me la regia è stata molto conservativa, limitandosi al compitino.